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domenica 3 agosto 2008

525600 minuti....

Il 31 luglio scorso di un anno esatto fa ho aperto questo blog.
Uhm, però. Un anno.
Sono soddisfatto. Di quest'anno e del blog.
E Holden Caulfield? Continua il viaggio, sempre.


Grazie a chi legge, guarda, ascolta, e commenta questo viaggio.

:)

domenica 4 maggio 2008

Saved.

Io credo che sia capitato a tutti prima o poi nella vita. Una volta, due, o innumerevoli volte.
Di trovarsi sul ciglio di un burrone, lì lì per cedere alla vertigine che spinge ad abbandonarsi. Di ritrovarsi un un non-luogo, dove non si riconosce un volto familiare tra i milioni che ci gravitano attorno. Di pensare di gettare la spugna e dare le speranze alle ortiche.
E proprio in quell’esatto momento, succede.
Succede che qualcosa, ma il più delle volte qualcuno, improvvisamente ci salva.
Ci afferra in un abbraccio e impedisce alla vertigine di avere la meglio.
Sbuca tra i mille volti informi e ci chiama per nome, sorridendo.
Ci fa tornare a sperare e a credere.
E siamo salvi.

Può essere una telefonata inaspettata, un messaggio, un segnale. Una visita, un incontro, una frase che leggiamo. Quasi sempre è una persona che ci salva. Consapevolmente o inconsapevolmente.
Nel nostro essere “persone” abbiamo un potere grande, divino: quello di poter salvare altre persone.
Forse in questo siamo parte di un disegno logico, di un immenso videogame, dove veniamo salvati e a nostra volta salviamo qualcun altro. E secondo le logiche di questo videogioco, non perdiamo solo quando nessuno ci salva, ma anche e soprattutto quando noi ci rifiutiamo di salvare pur sapendo di avere in mano questo potere.
Dico grazie a tutte le persone che consapevolmente o inconsapevolmente mi hanno salvato e continueranno a farlo. E’ tutto qui il succo di questo post.

E’ curioso che io faccia un discorso del genere su questo blog intitolato al Giovane Holden.
Mi sono ricordato che il titolo originale di questo romanzo è The Catcher in the Rye, e fa riferimento a qualcuno che salva la vita a un bambino, il quale giocando rischia di cadere in un dirupo.
E, acchiappandolo al volo, lo salva.
:)

mercoledì 1 agosto 2007

Ci giravo attorno da un po'...

Terzo giorno.
La calma piatta mi sta facendo riflettere su un’infinità di cose, prima su tutte la differenza tra ieri e oggi. Parlo sempre per me eh, non preoccupatevi, non mi voglio imbarcare in discorsi della serie “si stava meglio quando si stava peggio”.
Mi trovo spesso a pensare che una volta ero davvero invincibile. Molto meno vulnerabile di adesso, anzitutto. Molto più incosciente, se vogliamo.
Poi c’è stato un momento della mia vita che ha fatto scattare una molla, e da allora le cose non sono più tornate come prima. Proprio mentre professionalmente le cose hanno iniziato a girare bene, a livello personale qualcosa si è profondamente alterato. Premetto che so benissimo quale sia stato questo momento, ma da allora vari aspetti del mio approccio alla vita stessa si sono modificati. E sto riflettendo su questo, durante la mia estate.
Sto cercando di identificare nel dettaglio queste modifiche, queste differenze. E una l’ho trovata, in realtà era un po’ che ci giravo intorno: non cerco più di vivere momenti da ricordare.
Una volta mi ingegnavo anche per crearli. Adesso li aspetto immobile, e se arrivano spesso non sono neanche preparato per godermeli. Come se mi fossi...non voglio usare la parola “rassegnato”, ma l’ho appena fatto. Però a pensarci bene più che rassegnato mi sono piuttosto “assuefatto”, “abituato” a una assenza di forti scosse emotive. …O mio Dio.
Ecco il punto. Lo sapevo che sarei andato a riaprire il vaso di Pandora, ma d'altronde è lì che tutto questo trova la sua ragione. Non ci crederete ma mentre sto scrivendo lentamente i pezzi si stanno ricomponendo, e forse per la prima volta ho un quadro ben chiaro, che permetterà se non altro ai lavori in corso di prendere una giusta direzione.
La prima missione è ufficialmente questa: ricominciare a credere nei momenti da ricordare, fare il possibile per farli succedere, accettare i terremoti emotivi senza paura.
Credetemi, è un grosso passo avanti.
Ah, chiunque leggendo pensasse che tutto questo sia un’unica mastodontica pippa mentale, sappia che non ha scoperto niente di nuovo. Sia ben chiaro, che non si dia arie.
Il giovane Caulfield si rimette in marcia. :)

“…Però fu bello quando uscimmo dalla sala da pranzo. C’erano dieci centimetri di neve per terra, e continuava a venirne giù un sacco e una sporta. Era uno spettacolo fantastico, e cominciammo tutti quanti a buttarci palle di neve e a fare i matti scatenati. Una cosa da asilo d’infanzia, ma ci divertivamo un mondo…”
(J.D. Salinger, The Catcher in the Rye)

lunedì 30 luglio 2007

Il giovane Incipit

Nel momento in cui vede la luce questo blog ci troviamo in estate.
Un’estate tutt’altro che vacanziera, visto che il termine “vacanza” presuppone che si abbia più o meno lavorato. No, non sono uno sfaticato, almeno non sempre: non ho lavorato perché il tipo di lavoro (e quindi di vita) che ho scelto ti mette davanti anche a periodi di inattività come questo.
E inattività vuol dire niente soldi, e niente soldi vuol dire niente vacanza. Chiaro no?
Dicevo che ci troviamo in estate, a Roma città aperta ed eterna, e fa un caldo che viene voglia di farsi ibernare. Non si dorme la notte, e le zanzare hanno sviluppato anticorpi coi controcoglioni verso le citronelle.
E da qui comincio il mio blog: un blog che nasce un po’ dall’insoddisfazione (beh se fossi soddisfatto probabilmente adesso avrei altro da fare, credo…), un po’ da una certa voglia di rivalsa su una serie di aspetti del mio carattere e della mia vita. Per cominciare, una rivalsa sulla mia pigrizia. (Si, lo so che ho appena finito di dire che non sono uno sfaticato. Sono solo pigro, e tra pigro e sfaticato ce ne corre). Questo non è il mio primo blog, ne ho avuto un altro in passato, che però è andato esaurendosi per mancanza di interventi… che sia questo il momento per me di appropriarmi di quella preziosa qualità chiamata “costanza”? E di farla diventare parte del mio carattere? Bella sfida.
Ma non è solo questo: sono molti gli aspetti di me e della mia vita su cui ho messo il cartello “Ci Sto Lavorando Abbiate Pazienza”, e magari questo blog potrà aiutarmi tra le altre cose anche a tenere sotto controllo l’andamento di questi lavori in corso. Che spero non si debbano fermare causa ritrovamenti archeologici, tipo cantiere della metro C. Ci mancherebbe solo questo.
Nel momento in cui vede la luce questo blog sono Carlo Pavan, come Holden Caulfield, appena scappato dall’istituto, che si avventura nel mondo esterno.

“…quando avevo già chiuso la porta il professore mi gridò qualcosa, ma non capii bene. Sono quasi sicuro che mi gridò “Buona fortuna!”. Spero di no. Accidenti, spero proprio di no. Io non griderei mai “Buona fortuna!” a nessuno. E’ tremendo, se uno ci pensa.”
(J.D. Salinger, The Catcher in the Rye)